Radici di libertà, memoria di chi ha combattuto

Il percorso “Radici di libertà, memoria di chi ha combattuto” è un invito a camminare tra le memorie di chi ha scelto la via più difficile, quella della resistenza, in un tempo in cui opporsi significava rischiare tutto.

In questo itinerario, tracciato tra le tombe del cimitero monumentale di Andria, si intrecciano storie di coraggio, ideali e sacrificio.

Uomini di diverse età e condizioni, sacerdoti, medici, operai, agricoltori e soldati, accomunati dalla stessa scelta: non voltarsi dall’altra parte, ma agire per la libertà propria e altrui.

Le loro vite, in apparenza comuni, raccontano gesti straordinari: c’è chi ha curato partigiani nascosto tra le montagne, chi ha salvato civili mettendosi tra i fucili e la folla, chi ha sopportato torture senza mai tradire, chi ha affrontato il plotone d’esecuzione con dignità, lasciando in eredità un esempio incancellabile.

I loro nomi, incisi nella pietra, tornano a parlare grazie a questo percorso che ne restituisce voce e volto.

Ogni tappa è una finestra sulla storia, ma anche uno specchio per il presente: questi combattenti non sono solo figure del passato, ma radici vive di una libertà che ancora oggi ci riguarda. In loro troviamo la forza morale di un’intera comunità che, anche nel silenzio della repressione, ha saputo esprimere resistenza, umanità e speranza.

“Radici di libertà” è più di un omaggio. È un esercizio di memoria attiva, che ci chiede di ascoltare, comprendere e tramandare.

Perché la libertà, come loro ci hanno insegnato, non è mai un punto d’arrivo, ma una conquista quotidiana.

Camminare tra queste pietre significa tornare alle origini di quella conquista e rinnovare il legame con chi ha reso possibile il nostro presente.

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Progetto "Echi di Pietra"

Nel cuore di Andria si cela un patrimonio prezioso e spesso trascurato: il cimitero monumentale, luogo che va ben oltre la semplice funzione di sepoltura, divenendo testimone silenzioso della storia, dell’arte e della memoria collettiva della città.
Il progetto “Echi di Pietra” promosso dall’Andria Multiservice spa, società del comune di Andria attuale gestore del cimitero, di concerto con l’Amministrazione Comunale, ha come principale obiettivo di esaltare le potenzialità di questo luogo come spazio culturale e identitario, dove passato e presente si incontrano nel rispetto profondo del sacro e della memoria.
Oggi, “Echi di Pietra” propone una visione nuova per il cimitero di Andria: trasformarlo in un museo a cielo aperto, dove storia, arte e spiritualità convivono in armonia. Il progetto prevede la realizzazione di Pannelli informativi per scoprire le storie celate dietro tombe e monumenti, spazi per mostre temporanee e iniziative culturali, valorizzazione dell’arte funeraria, testimone delle evoluzioni stilistiche e sociali della città e percorsi attraverso le Storie di cittadini illustri e comuni, per restituire un’immagine autentica e completa della comunità andriese attraverso i secoli.
Il cimitero monumentale di Andria è un libro di pietra che racconta secoli di storie, volti, sacrifici e sogni. Con “Echi di Pietra” vogliamo aprire quelle pagine con rispetto e meraviglia, per farle leggere a chi vorrà ascoltare. Ogni nome inciso, ogni cappella, ogni epigrafe è un tassello della grande narrazione di Andria. Insieme, possiamo trasformare questo spazio silenzioso in un archivio vivente della memoria.
Le origini del cimitero risalgono alla prima metà dell’Ottocento, quando, per motivi igienico-sanitari, le sepolture nelle chiese vennero vietate e sostituite da cimiteri extraurbani, secondo l’editto napoleonico del 1804. Solo nel 1839, sotto la guida dell’architetto Domenico Recchia, si concretizzò il progetto per un nuovo cimitero a pianta quadrata nei pressi della cappella di Santa Lucia. L’inaugurazione avvenne il 30 dicembre 1841 e le sepolture iniziarono dal 1º gennaio 1842.
Tuttavia, all’epoca mancavano ancora la cappella centrale, le sepolture comuni e numerose cappelle gentilizie. Per questo fu redatto un “progetto suppletorio” nel 1844, inizialmente affidato a Nicolò Matera e poi ripreso da Recchia. Il progetto prevedeva una diversa distribuzione delle sepolture, la costruzione di giardini e ulteriori cappelle. Nel 1849 risultavano già costruite 27 cappelle gentilizie, mentre altre 54 dovevano essere realizzate a spese del comune, ma ciò non fu mai attuato.
La cappella comunale fu completata grazie al contributo del Capitolo cattedrale, che ottenne in cambio la possibilità di utilizzare l’interrato per le sepolture dei canonici. La configurazione originaria del cimitero fu completata nel 1856.
Con l’Unità d’Italia e il nuovo Regolamento Sanitario del 1874, vennero vietate le fosse carnaie e imposta l’inumazione, rendendo il cimitero insufficiente. Solo nel 1888 il Comune di Andria avviò un progetto di ampliamento che includeva l’inglobamento dei giardini e la costruzione di un ingresso monumentale: un atrio coperto da una cupola, locali per il custode e la camera mortuaria.
L’ampliamento fu completato tra il 1893 e il 1894 con la costruzione del muro di cinta e del nuovo portale. Seguirono la camera mortuaria, la residenza del custode (1900) e la demolizione del vecchio ingresso, sancendo l’unificazione del vecchio e nuovo cimitero. La data “1900”, visibile ancora oggi all’ingresso, segna l’effettiva entrata in funzione del nuovo complesso cimiteriale.
Vi invitiamo ad entrare nel camposanto e proseguire con il primo percorso, organizzato e curato con la collaborazione dell’Associazione Italia Nostra sezione di Andria e dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.
Il percorso è contrassegnato dal colore rosso, realizzato in occasione dell’ottantesimo anniversario della Liberazione d’ Italia, dal titolo: Radici di libertà, memoria di chi ha combattuto.